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Maiella
Nel cuore degli abitanti dell'Abruzzo, c'è posto soltanto per la Maiella, la montagna madre. Quello degli abruzzesi è un rapporto filiale con la loro montagna. Perché la conoscono tutti piuttosto bene, perché la rispettano, alcuni addirittura la venerano. Tutti la amano ma la temono: è una montagna insidiosa, difficile, a volte ingannatrice, con le sue lunghe giogaie che si stendono verso le tre province di Chieti ▪ L'Aquila e Pescara; con le sue coste ora ripide e rocciose, ora di fine rena.
Una montagna fredda e ingannatrice sin dalle più basse pendici oppure calda e assolata, verde e boscosa o brulla e triste. Bastano a volte poche centinaia di metri per mutare completamente panorama. Molti misteri circondano la Maiella e naturalmente ne alimentano la leggenda: quanti banditi si sono qui nascosti e quanti fuggiaschi hanno trovato protezione e cibo nelle sue grotte e con la sua fauna? La storia antica ricorda Spartaco e i suoi gladiatori, in fuga dalle legioni di Pompeo.
C'è chi sostiene l'origine divina del nome: da Maia, la madre del dio alato Mercurio. L'idea, però, non piace a chi ricorda che in qualche periodo storico la montagna fu chiamata anche, o esclusivamente, Nicate dalle parole greche nican (vincere) ed aete (vento) o da nicator (vincitore). C'è chi sostiene, in alternativa, che Maiella derivi dalla contrazione delle parole latine maior mons, da cui Magella e quindi Maiella. Difficile, però, da condividere, per il semplice fatto che la Maiella non è il maggior monte d'Abruzzo, sia pure per soli 117 metri (tanta è la differenza tra l'altezza del Corno Grande del Gran Sasso, alto 2912 metri e il monte Amaro, la vetta più alta della Maiella con i suoi 2795 metri).
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