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La corsa degli zingari

Cosa spinge un uomo a
correre a piedi nudi su
e giù per la montagna?
Cieca devozione o sport
estremo? Soldi o sete di
gloria? Questi sono gli interrogativi che
viene automatico porsi quando si assiste ad una delle manifestazioni più
conosciute e singolari d'Abruzzo.
Stiamo parlando della Corsa degli
Zingari che, come ogni anno, torna
puntuale ad animare le strade di
Pacentro (Aq), nella prima domenica
di settembre. Molti turisti affollano le
vie del centro storico medievale, caratterizzate dalle botteghe degli artigiani
che, per l'occasione, vengono allestite
al meglio con i prodotti tipici locali.
La
vera fonte di attrazione però resta la
Corsa, occasione in cui si rinnova, da
secoli, il suggestivo connubio tra sacro
e profano. Ma da dove nasce la tradizione e chi erano gli "zingari"? Le origini della manifestazione si perdono tra
storia e leggenda, e sono strettamente
collegate alla nascita del culto per la
Madonna di Loreto che risale agli inizi
del 1500. Si narra, infatti, che durante
la seconda traslazione della Santa Casa
da Transatto, nell'ex Jugoslavia, a
Loreto Marche da parte degli angeli, la
Santa Casa abbia fatto tappa a
Pacentro, sul colle Ardingo.
Ed è proprio alle pendici del colle che parte la
competizione in onore della Vergine di
Loreto, che vede protagonisti i cosìddetti "zingari". In questo caso, però, il
termine zingaro non va inteso secondo
il significato più diffuso, cioè quello di
nomade. Nel dialetto di Pacentro,
infatti, il termine zinghere stava ad
indicare colui che camminava a piedi
scalzi o anche colui che aveva perso
ogni bene.
Gli zingari che in passato
partecipavano alla corsa, quindi, erano
persone appartenenti alle classi meno
abbienti che spesso avevano debiti da
saldare. Spinti dalla voglia di riscattarsi, vedevano nella competizione un'ottima occasione per poter vincere qualcosa e pagare parte dei debiti.
Per questo
non si hanno notizie, tranne in tempi
più recenti, di giovani appartenenti a
famiglie benestanti, che abbiano partecipato alla corsa. Oltre alla somma di
denaro, il vincitore otteneva un pezzo di
stoffa, il palio, che veniva quasi sempre
utilizzato per confezionare un abito
nuovo, realizzato dal sarto più rinomato del paese. Anche per questo motivo,
il fortunato vincitore diventava oggetto
di desiderio ed ammirazione e rappresentava un ottimo partito per le ragazze
in età da marito. Un incrocio, quindi,
tra devozione per la Vergine di Loreto e
riscatto nella vita sociale.

Oggi la manifestazione ha ovviamente perso il suo
significato originario e le motivazioni
che spingono i ragazzi a partecipare alla
Corsa degli Zingari sono senz'altro da
ricercarsi nelle singole storie personali.
Ancora oggi il vincitore riceve l'ambito
premio, il palio, che dalla mattina viene
esposto alle finestre che si aprono sulla
facciata principale della Chiesa Santa
Maria di Loreto, ma il pezzo di stoffa
ha, ovviamente, perso qualsiasi tipo di
valore economico ed esprime solo una
funzione simbolica di prestigio.
Un'ulteriore curiosità è che in passato
la festa veniva celebrata F8 di settembre, giorno dedicato al culto della
Vergine di Loreto ma, dal 1987, in
seguito al crescente numero di turisti
che ogni anno accorrevano alla manifestazione, si è deciso di spostarla alla
prima domenica di settembre, per poter
sfruttare il giorno festivo. Dopo aver
ripercorso la storia della manifestazione pacentrana, entriamo nello specifico
e cerchiamo di capire perché la corsa
rappresenta uno dei momenti più suggestivi dell'intera festa.
La Corsa degli
Zingari prende il via alle ore 18:30, ma
è anticipata da rituali che si ripetono
ogni anno. Alle ore 18:15, appena terminate la processione religiosa, hanno inizio i fuochi d'artifìcio che sottolineano
l'avvicinarsi del momento tanto atteso.
Nel frattempo i partecipanti si raggruppano alle pendici del colle Ardingo,
sotto una pietra dipinta con i colori
della bandiera italiana. Dopo lo sparo
seguono alcuni minuti di silenzio, interrotti dal suono della campana della
Chiesa Santa Maria di Loreto, che da il
via agli "zingari" e li accompagna per
tutta la durata della prova.
Gli atleti,
che stringono tra i denti un foulard, per
poter sopportare meglio il dolore ai
piedi, iniziano la discesa che dura poco
più di un minuto, e giungono al letto del
fiume Velia. Da lì, con i piedi già segnati da ferite e piaghe affrontano la salita,
incitati dalla folla in delirio.
Dopo altri tre minuti, interminabili per chi ha i
piedi sanguinanti, i partecipanti raggiungono l'altare della chiesa, meta
della competizione, dove si accasciano a
terra stremati e vengono medicati. Il
vincitore viene poi caricato sulle spalle
di un'allegra comitiva di parenti e amici
e portato in trionfo per le strade di
Pacentro, al suono della banda musicale. E la soddisfazione è tale, da far
dimenticare, anche solo per pochi attimi, il dolore e la fatica causati da un'esperienza indimenticabile. |
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