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Martinsicuro
Martinsicuro, La storia pietrificata
Vicino alla foce del Tronto gli scavi archeologici hanno restituito i resti di una civiltà antica. E di una città potente, Truentum, famosa per la lavorazione con la porpora e per le navi leggere e sottili scelte dai Romani per le loro flotte.
Il passato di Martinsicuro è remotissimo. Secondo alcuni studiosi la zona dove oggi insiste l’agglomerato urbano con le retrostanti colline già quattromila anni fa venne abitata dall’uomo neolitico, spinto a fissare la sua dimora in maniera pressoché definitiva per il favorevolissimo habitat. Poi furono i Liburni, all’inizio del II millennio a.C., a stabilirsi in queste contrade, popolo attivo nell’allevamento, nelle pratiche agricole e nel commercio marittimo e assai noto nella tinteggiatura con la porpora.
Con la romanizzazione gli eredi degli antichi Liburni, a detta di Plinio gli unici sopravvissuti in Italia nonostante le inevitabili commistioni con i bellicosi piceni ed i colonizzatori greci, andarono a formare la munitissima Truentum, importante nodo viario e città destinata a divenire uno dei maggiori porti della costa adriatica. A partire dall’800 schiere di ricercatori, eruditi e specialisti di topografia si sono appassionati ad un dilemma: se cioè Truentum fosse il Castrum Truentinum pure ricordato nell’antichità, ma soprattutto su quale sponda del Tronto fosse ubicata la celebre città.
Il mistero è stato in parte sciolto grazie ai reperti archeologici rinvenuti sulla riva destra e sinistra del fiume Tronto, giungendo alla conclusione che su entrambe le sponde esistevano due località separate facenti però capo ad un unico municipium, al tempo stesso capoluogo e sede di magistratura: Truentum, appunto. La parte abruzzese di Truentum era posta sulle colline alle spalle di Martinsicuro, sugli attuali Colle di Marzio e la cosiddetta Civita, con le mura difensive che nel sottostante litorale andavano a circondare e proteggere il fiorentissimo emporio-porto commerciale, cioè Castrum Truentinum.
Ciò che resta della antica e potente città dei truentini, ammirati per le loro navi leggere e dalle forme sottili divenute l’elemento di punta della flotta da guerra romana, è ancora in buona parte sepolto nei terreni della contrada significativamente chiamata Tronto vecchio, a poca distanza dalla statale adriatica e dalla foce del fiume. In quest’area un tempo ricca di vestigia e dove l’archeologo tedesco Teodoro Mommsen più di un secolo fa individuò e descrisse in dettaglio ben 32 lapidi, la Sovrintendenza di L’Aquila ha effettuato a più riprese, a partire dal 1991, alcuni saggi di scavo portando alla luce importanti reperti.
Non solo tombe “a cappuccina”, tronchi di colonne forse riferibili ad un grandioso tempio, basamenti di edifici, numerosi frammenti di anfore vinarie ed altri interessanti oggetti, tra i quali una lucerna del III secolo d.C. ed un’epigrafe spezzata. Ma anche e soprattutto un tratto di strada lastricata, perfettamente conservata, che fa pensare ad un troncone della via Salaria oppure, come si ipotizza, ad una strada di collegamento tra il porto ed i grandi magazzini posti entro le mura urbiche. Ma le sorprese, dicono gli esperti, sicuramente emergeranno con i prossimi, auspicabili scavi.
Questa guida su Martinsicuro è gentilmente concessa da Tesori d'Abruzzo, rivista trimestrale dedicata all'Abruzzo. |
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