| |
Mutignano
Il brivido mefistofelico del Cenerone
In principio fu la terra del romano Mutius. Poi la floridezza medievale e rinascimentale fino all’autonomia comunale. La piccola e collinare Mutignano, anima antica di Pineto, vanta una storia plurisecolare e conserva ricche testimonianze d’arte.
Siamo nei primissimi anni dell’Ottocento e il teramano Antonio Amary, medico scrupoloso ma soprattutto attento naturalista, vaga nelle campagne che si stendono alle falde di Collemarino, proprio sotto Mutignano, vicino al fosso Calvano. A sollecitare l’attenzione dello studioso non è la bellezza selvaggia del luogo, né la rada vegetazione e nemmeno l’azzurro intenso del mare, che pure occhieggia poco distante.
Il suo obiettivo è quello di esaminare, studiare e misurare un singolare vulcanello di fango composto da un cono maggiore, alto tre palmi e largo uno, e da un altro, più piccolo, addossato al primo. Tutta la zona è nota come Colle del Diavolo perché secondo la tradizione popolare il vulcanello prese forma, tra infernali vapori e orribili gorgoglii, il giorno dell’Ascensione di un anno imprecisato, ma probabilmente nella metà del XVIII secolo, sconvolgendo alcune massaie intente a lavare la biancheria nel torrente. I risultati dell’attenta ricognizione confluiranno in un libro dal titolo Storia naturale inorganica, oggi un vero reperto bibliografico, pubblicato dall’Amary nel 1854, con il “bollitoio” fissato in un bel disegno di Giacinto Strappolatini.
Lo studioso teramano descrive la presenza, nei crateri, di un liquido argilloso che gorgoglia continuamente con sviluppo di sostanza gassosa. Un fenomeno sicuramente suggestivo e singolare che ancora oggi può essere osservato munendosi di pazienza. Infatti il vulcanello, chiamato affettuosamente e significativamente “Cenerone”, non è segnalato da alcun cartello ma può essere individuato percorrendo la provinciale che da Pineto conduce al casello dell’autostrada A 14 in direzione Atri. Vicinissimo alla sede stradale e a qualche centinaio di metri dal casello, sulla sinistra, avendo al lato opposto l’abitato di Borgo Santa Maria, compare il vulcanello, oggi cinto dal filo spinato, nel quale continua ancora a gorgogliare, sebbene non nelle forme descritte da Antonio Amary, un liquido argilloso.
Questa guida su Mutignano è gentilmente concessa da Tesori d'Abruzzo, rivista trimestrale dedicata all'Abruzzo. |
|