Mutignano

Mutignano l'orgogliosa

In principio fu la terra del romano Mutius. Poi la floridezza medievale e rinascimentale fino all’autonomia comunale. La piccola e collinare Mutignano, anima antica di Pineto, vanta una storia plurisecolare e conserva ricche testimonianze d’arte.

Mutignano, con i suoi 321 metri di altitudine guarda languidamente al mare. Per lunghissimo tempo intimamente legata alla prossima e ben più importante Atri, Mutignano deriverebbe il suo nome, secondo una fantasiosa teoria, da Mutini Fanum, cioè alla remota e duratura presenza di un culto in onore di Priapo silvestre, dio degli orti e dell’agricoltura. In realtà il nome discende più correttamente dal personale romano Mutius, trasformatosi poi in Mut(t)inius. In ogni caso il borgo già nel 958 risulta disporre di una fisionomia consolidata, comparendo in quell’anno tra i beni soggetti alla giurisdizione diocesana di Penne, mentre tra il 1140 e il 1193 addirittura raddoppia la popolazione.

Nel corso del XII e nel XIII secolo il feudo, che dal 1 aprile 1251 passa alla nuova diocesi di Atri pur rimanendo soggetto all’abate di S. Giovanni in Venere, compare sotto varie denominazioni (Mitiguianum, Mitignano, Miteneano o Mateniano), mentre Mitignano è il nome che occhieggia in un atto del 27 settembre 1462, allorché Ferrante I d’Aragona restituisce il feudo che era stato del padre a Giulio Antonio Acquaviva, forse artefice del ripopolamento del sito con slavi provenienti dall’antica Ragusa, oggi Dubronik, ai quali si attribuisce peraltro l’edificazione della chiesa, oggi scomparsa, dedicata alla Trinità e il culto tributato a S. Ilario.

Abbiamo poi Metignano nel 1482 e Mutignani nel 1502, quando il casale viene confermato ad Andrea Matteo III Acquaviva d’Aragona, quindi Miliniano nel 1530 e Muttignano nel 1574, nome che nel corso del Cinquecento spesso si alterna a Miliziano. Il nome Mutignano è invece quello che sembra affermarsi a partire dal 1602, sebbene in un documento del 1689 compaia la diversa denominazione di Montediano. La progressiva importanza della località viene segnalata da una sua rappresentanza nel Consiglio di Atri, città dalla quale si separa nel 1729 ottenendo in seguito, nel 1809, una propria parrocchia. Un primo colpo alla sua autonomia Mutignano la subisce oltre un secolo dopo, nel 1927, quando il comune viene aggregato, insieme come l’altro di Silvi, ad Atri. Ricostituito nel 1929, l’anno dopo – il 30 maggio - Mutignano vede trasferire la sede comunale a Pineto, di cui tuttora è frazione. Nonostante ciò, Mutignano continua a rimanere un riferimento privilegiato sotto il profilo artistico e monumentale.

La chiesa madre del patrono S. Silvestro papa, alle cui origini medievali rimandano le lastre d’ambone scolpite poste nella facciata e sul fianco del campanile oltre ad alcuni capitelli a grandi foglie e a tracce della muratura originaria in pietra squadrata, prospetta su una piccola piazza nella veste dei successivi restauri quattrocenteschi e settecenteschi presentando un organismo in laterizio con il massiccio campanile in facciata. L’interno, ad unica navata e con tetto a capriate, conserva elementi d’arredo assai interessanti, come la trecentesca croce processionale in argento, una acquasantiera recante pesci scolpiti all’interno della vasca, un affresco cinquecentesco (Madonna con Bambino e santi Biagio e Reparata), una fonte battesimale barocca, lavori di oreficeria del XVIII-XIX secolo e paramenti sacri ottocenteschi.

Una pala d’altare riferibile alla chiesa quattrocentesca della Madonna della Consolazione, alcune tele di buona qualità, due delle quali settecentesche, insieme con fregi lignei barocchi sono invece conservati nella sagrestia. A far dilatare le pupille è però la preziosa pala dell’altare maggiore dipinta su tavola, raffigurante San Silvestro papa, opera quattrocentesca tra le meglio riuscite del celebre Andrea de Litio, autore, nel coro della cattedrale di Atri, di quello che viene considerato il più grande ciclo pittorico rinascimentale d’Abruzzo, con tutta probabilità contemporaneo o al più di poco successivo all’opera di Mutignano.

L’ancora, ma secondo gli esperti è preferibile parlare di retablo stante la sua complessità e la ricchezza di particolari evidente nelle cura riservata al piviale e alla fibula che lo regge, mostra al centro la grande figura di papa Silvestro benedicente contornato da quattro episodi della sua vita, rispettivamente il battesimo di Costantino, la Disputa con i rabbini, il Miracolo del toro resuscitato e quello del drago. Una piccola ma incantevole composizione che mostra l’influenza esercitata sul grande artista abruzzese dalla cultura fiorentina, specialmente quella più conservatrice monopolizzata dall’Angelico e da Domenico Veneziano.

Questa guida su Mutignano è gentilmente concessa da Tesori d'Abruzzo, rivista trimestrale dedicata all'Abruzzo.