Penna Sant'Andrea

Il laccio d’Amore

di Sara Rocchegiani

Il ballo, che risale alla notte dei tempi, rappresenta un vero e proprio rito propiziatorio messo in atto durante i matrimoni. Inoltre ogni anno, a luglio, viene riproposto nell’ambito di ‘Estradanza’, rinomata manifestazione di danze tipiche popolari cui partecipano ormai gruppi folkloristici provenienti da tutto il mondo.

Il Laccio d’amore affonda le sue origini addirittura nella preistoria essendo, secondo gli studi più attendibili, l’ultimo residuo di una più vasta liturgia di riti agresti di venerazione delle divinità arboree e di propiziazione della fecondità. A Penna Sant’Andrea ha ormai assunto i connotati di danza tipica delle feste e in particolare dei matrimoni, da cui trarre presagi per il futuro della famiglia appena formatasi.

In occasione delle cerimonie nuziali, dunque, una decina di coppie, vestite con i costumi tradizionali e accompagnate dal suono del caratteristico ddù botte, eseguono la danza del Laccio d’amore, che si compone di sei momenti simboleggianti le varie fasi del corteggiamento. La “zenna cuperte” o ballo di entrata descrive l’incontro tra i ragazzi e le fanciulle, a cui segue “llu ssaldarelle”, tradizionale danza in coppia che mima il corteggiamento.

“Lu trallallere”, ballo in cerchio consistente essenzialmente in un passamano, simboleggia il rifiuto della corte da parte della ragazza, mentre la “serenata de lu mbrijche” ripropone il momento in cui lo spasimante, fattosi coraggio con un fiasco di buon vino, porta la serenata alla sua amata che finalmente accetta il corteggiamento. Il ballo si conclude quindi con la rappresentazione del matrimonio, quando i ballerini intrecciano i loro nastri policromi sulla sommità di un palo. Ed è proprio dalla riuscita di quest’ultima figura che dipende l’esito felice della nuova unione.

Questa guida su Alba Adriatica è gentilmente concessa da Tesori d'Abruzzo, rivista trimestrale dedicata all'Abruzzo.

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