Pineto

Quando il pericolo veniva dal mare

Presidio litoraneo contro la minaccia ottomana, il fortilizio cinquecentesco oggi troneggia sull’Adriatico in un contesto naturalistico di grande importanza e di particolare bellezza. E nelle acque antistanti una storia sommersa è testimone di un antico approdo….

Nell’anno del Signore 1563 il viceré Pedro Parafan de Ribera, duca di Alcalà, emanò l’ordine di costruire lungo il litorale abruzzese otto torri d’avvistamento con lo scopo di segnalare tempestivamente – mediante i fuochi di notte, con i segnali di fumo o i colpi di colubrina di giorno - ogni tentativo di incursione dal mare. Cinque anni dopo le “sentinelle del mare” erano già una realtà. La torre di Cerrano, probabilmente edificata sulle rovine di una analoga ma più antica struttura a servizio del Portum in Pinna Cerrani, piccolo approdo di bassa costa menzionato in una bolla di papa Alessandro IV del 1255, venne realizzata in laterizio a pianta quadrata con 12,80 m. di lato.

Posta a otto chilometri di distanza dalla Torre nord di Vomano e a circa 7 dalla Torre sud di Salina Maggiore, la struttura, a due piani, disponeva di mura spesse tra i 2,20 e i 3,40 metri e, computando i merli, raggiungeva un’altezza di poco superiore ai 13 metri. A Cerrano, al pari degli altri presidi, operavano mediamente due torrieri in inverno, di cui uno sempre di guardia, e qualcuno di più in estate. A loro disposizione armi, sistemi di segnalazione e i “cavallari”, cioè militi che nottetempo avevano il compito di pattugliare a cavallo il tratto di spiaggia compreso tra due torri.

Poi, con la diminuzione delle scorrerie turchesche, il lento declino. Già nel 1598 il governatore d’Abruzzo Carlo Gambacorta in una sua relazione inviata al viceré conte di Olivares lamentava come i guardiani addetti alle torri fossero soliti lasciare i posti di sorveglianza per arare i vicini terreni, utilizzando allo scopo i cavalli loro assegnati per il pattugliamento litoraneo. Col lento fluire degli anni, e a fronte di mutate situazioni, le torri subirono un inarrestabile degrado. All’inizio del Settecento la torre di Cerrano divenne proprietà dei nobili di Scorrano, marchesi di Cermignano, e quindi dei marchesi de Sterlich che continuarono ad usarla come torre di guardia e di difesa del confine orientale del marchesato.

Nel 1777 essa venne custodita dagli Invalidi per essere destinata nel 1842 alle esigenze dell’Amministrazione Generale. Infine con un regio decreto del 1866 venne sottratta al demanio militare e destinata alla vendita. Nel 1915 la torre, che già dall’inizio del secolo aveva perso alcuni caratteri originari in funzione abitativa, venne sottoposta a restauro con l’aggiunta del sopralzo, mentre vent’anni dopo si arricchì di ulteriori corpi per assumere l’aspetto attuale nel 1947, quando la famiglia Marucci, che l’aveva acquistata sette anni prima, la fece ampliare lateralmente verso sud e verso est con un’ala a “L”, utilizzando un laterizio simile a quello originario.

La storia recente di questo imponente manufatto data dal 1981, quando venne acquisito dall’amministrazione provinciale per essere destinato due anni dopo, sulla scorta di interventi che hanno consentito di restituire il complesso alla sua originaria impostazione architettonica viceregnale, a sede del Laboratorio di biologia marina. In prossimità dell’affascinante torre rivolta al mare, i cui fondali celano ancora possenti murature e grossi blocchi di pietra d’Istria lavorati a mano assai probabilmente relativi all’antico porto di Cerrano, insiste un prezioso giacimento naturalistico che si spera possa diventare in tempi brevi area protetta terrestre.

Oltre ad una fitta distesa di pini d’Aleppo e pini da pinoli, messi a dimora dal Corpo Forestale dello Stato, affianca la torre un piccolo giardino botanico realizzato nel 1988 ma soprattutto un’area dunale di grande interesse. Qui infatti, accanto a specie vegetali più comuni, si annoverano l’ormai raro vilucchio marittimo (Calystegia soldanella), lo zigolo delle spiagge, il verbasco lanoso e il meraviglioso giglio marino, la cui fioritura si ha tra luglio e settembre. Anche la fauna, nonostante il depauperamento dovuto alle aggressioni e alla mancanza di sensibilità, registra tuttora la presenza di un raro uccello migratore, il fratino (Charadrius alexandrinus), che nidifica proprio sulla spiaggia nel periodo primaverile ed alcuni invertebrati a rischio estinzione o addirittura già scomparsi in altre aree della costa italiana.

Questa guida su Pineto è gentilmente concessa da Tesori d'Abruzzo, rivista trimestrale dedicata all'Abruzzo.