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Vacanze a Pineto
Le ardite chiome dei pini, in fitte schiere lungo i due chilometri della stupenda passeggiata litoranea, sfidano il cielo e
spandono un profumo tenue che si amalgama armoniosamente all'aria salmastra.
Lo sferragliare di un treno rammenta che
fu grazie alla ferrovia, inaugurata nel 1863,
se Pineto - felicemente definita città verde
sull'Adriatico in un libro scritto a più mani
da Valentina De Laurentiis, Francesca Mattucci e Lorenzo Ripari - ha potuto conquistare in poco più di un secolo, tra le località
costiere dell'Abruzzo, un ruolo di grande
importanza, presentandosi oggi nelle vesti
di una aristocratica cittadina di 12 mila abitanti.
Il primo a intuire le potenzialità di quella
che sarebbe in effetti divenuta una delle
mete più ambite dal turismo italiano ed
estero, fu un ricco proprietario terriero di
nome Giacinto Filiani, che volle ed ottenne
di posizionare la stazione ferroviaria in asse
con la residenza di famiglia, una stupenda
villa edificata nel 1840 ed ora, dopo un opportuno intervento, di proprietà dell'amministrazione comunale.
L'azione congiunta di ferrovia e strada, la
Consolare marittima voluta da Gioacchino Murat nel primo '800 progenitrice dell'attuale nazionale adriatica, promosse la
nascita prima e l'espansione poi dell'abitato
litoranee, chiamato originariamente Villa
Filiani, nel quale progressivamente trovarono collocazione l'ufficio postale, la scuola,
lo spaccio di sali e tabacchi ed una locanda
per i viaggiatori, in aggiunta ad uno stabilimento per la produzione di laterizi impiantato da Vincenzo Filiani, figlio di Giacinto.
Sarà tuttavia Luigi Corrado Filiani, nipote
di Giacinto e figlio di Vincenzo, il vero nume
tutelare dell'abitato e l'artefice delle sue attuali fortune. Il geniale, colto e lungimirante "commendatore", come veniva chiamato
con deferenza dai locali, dopo aver ottenuto in concessione dalla Stato l'intera fascia
a mare prospiciente i suoi possedimenti,
impegnerà ogni energia e grosse risorse finanziarie per dare vita, secondo le linee di
una attenta pianificazione e all'indomani di
un impegnativo intervento di bonifica, alla
pineta litoranea, mettendo a dimora a partire dal 1923 ben 2 mila essenze della varietà
Pinus pinea secondo uno schema "a castello" per resistere ai venti forti e all'aerosol marino.
Qualche anno dopo, negli anni
'30, sarà ancora Filiani a creare alle spalle
dell'abitato, in un'area degradata già utilizzata come cava d'argilla, lo stupendo bosco
artificiale che porta il suo nome. Un esempio pionieristico di ingegneria naturalistica
che oggi costituisce un benefico polmone
verde fitto di lecci, cerri, roverella, prugnoli
selvatici e nel quale non è difficile incontrare, percorrendone gli umbratili sentieri, lo
scoiattolo o il picchio verde.
Villa Filiani intanto a partire dall'8 marzo
1925 è divenuta, recependo le suggestioni
dannunziane, Pineto, ed i turisti, soprattutto romani, ormai da tempo frequentano la
bella spiaggia tuffandosi nelle acque adamantine del mare.
L'abitato è in continua
espansione e case più modeste si alternano
a signorili edifìci, tra i quali l'originalissima
villa Padula, fatta costruire da un medico
napoletano in stile ispano-moresco e ricca
nelle pareti esterne di sapide massime in
latino.
Nel 1926 si pone la prima pietra di quella
che sarà la chiesa di S. Agnese, attualmente
festeggiata dal 21 al 23 agosto, mentre tre
anni dopo Pineto ottiene la sede comunale,
trasferita da Mutignano.
Nel 1930 nasce la
prima struttura ricettiva locale, l'Albergo Italia, e quindi, il 5 luglio 1934, Pineto amplia
il suo territorio annettendo alcuni territori
costieri di Atri, specificamente l'intera pianura e relativo versante collinare tra il torrente Galvano e la foce del fiume Vomano,
dove tra gli anni '50 e '60 si verifìcherà uno
straordinario boom economico e demografico che interesserà la frazione di Scerne.
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