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Roseto degli Abruzzi
22 maggio 1860. La citta' delle rose
Sono questi il giorno, mese ed anno impressi sul certificato di nascita di questa bella città, nata da una costola di Montepagano come “Le Quote”, teutonicamente ribattezzata nel 1887 Rosburgo e divenuta, nel 1927,Roseto degli Abruzzi
Oggi Roseto degli Abruzzi, avendo effettuato recentemente il sorpasso demografico sulla vicina Giulianova, con i suoi oltre 23 mila abitanti è il più popoloso centro della provincia dopo Teramo Vivace città commerciale e stazione balneare assai frequentata, bella con la sua ampia spiaggia, il piccolo ma attrezzato porto turistico gestito dal Circolo Nautico Vallonchini e il nuovo lungomare centrale ombreggiato da palme e pini, Roseto si distende nella fascia di piano compresa tra il torrente Borsacchio a nord e il fiume Vomano a sud, secondo uno schema a scacchiera assai ricorrente nei centri di moderna formazione.
La presenza, lungo il tratto urbano della nazionale adriatica, di alcune sontuose residenze della grande proprietà locale, come la cruciforme villa Savini del 1893, elegantissima con la facciata principale ornata di elementi architettonici in pietra bianca di Manoppello, o il compatto palazzo Filippone-Thaulero, concepito secondo criteri monumentali, stanno ad indicare almeno due cose. In primo luogo la originaria caratterizzazione del territorio, con la pratica dell’agricoltura continuativa che si impone negli anni trenta dell’Ottocento sostituendo il pascolo e la coltivazione del riso, protrattasi sino all’inoltrato ‘700.
E, in secondo luogo, le direttive dello sviluppo urbano, che da strada e ferrovia arriverà a lambire le retrostanti colline, ai piedi delle quali insiste, compresso nel fitto reticolo di strade parallele e ortogonali, un tessuto urbano più modesto, erede per l’appunto dell’espansione otto e novecentesca. Fu una decisione presa il 30 luglio 1857 da sette sacerdoti riuniti nell’aula capitolare della chiesa Ricettizia di Montepagano, l’antico paese attestato sulla collina a sinistra del fiume Vomano e allora capoluogo del Comune, a dare avvio alla storia della città.
In quella riunione si deliberò infatti di censire un appezzamento di terreno sito nella marina sottostante «nello scopo di vantaggiare gli interessi della Chiesa istessa» e per avere «un buon numero di oblatori». Dodici furono le quote in cui si divisero le 24 tomolate di terreno, pari a circa dieci ettari. E dodici furono gli «oblatori» che si aggiudicarono gli appezzamenti quando il Tribunale civile di Teramo, con sentenza del 17 dicembre 1858, omologò il contratto fissando a 210 ducati e grani 35 il valore complessivo del canone annuale.
Ma è il 22 maggio 1860, ormai al crepuscolo della dominazione borbonica, la data impressa sul certificato di battesimo di Roseto pietrificato in una lapide tuttora gelosamente conservata, perché in quel giorno, seguendo sia l’assenso reale che quello della Santa Sede, ed intervenuta il precedente 24 febbraio la definitiva approvazione da parte del vescovo di Teramo, furono finalmente distribuite, alla presenza del notaio Angelo Garrani, tutte le quote stabilite. E con il nome di “Le Quote” si prese l’abitudine a chiamare la zona che, col passare del tempo, vide germogliare un modesto villaggio, dal 1870 raccolto intorno alla chiesa di Santa Filomena Vergine e Martire, cara alla folta comunità di pescatori.
Ma alle rose già pensava il medico e patriota Ciro Romualdi, che come altri appartenenti al locale ceto agiato – i Ponno, gli Olivieri, i Thaulero e i Mezzopreti – era sceso da Montepagano per fissare la nuova residenza in riva al mare. La sua idea, avanzata nel 1861 e ribadita sedici anni dopo, di nobilitare l’inelegante “Le Quote” con il teutonico Rosburgo, avrebbe trovato accoglienza solo nel 1887, con un regio decreto del 22 maggio. E Rosburgo, guardata con giustificata gelosia dagli abitanti della collinare Montepagano, crebbe fiorente.
Si infittì di esercizi commerciali, di nuove case e civettuoli villini cinti di rose ed oleandri tra tappeti di aranceti, salutando con gioia, il 20 luglio 1889, l’apertura della stazione ferroviaria, che molto avrebbe contribuito al suo decollo turistico. «Primeggia fra tutte le spiagge limitrofe per sontuosità di edifizi» scriverà Gustavo Strafforello nell’opera La Patria, pubblicata dall’Utet nel 1899; ed identiche espressioni più tardi, nel 1903, utilizzerà per Rosburgo, dove in quell’anno si contano tre locande, Enrico Abbate nella sua celebre Guida dell’Abruzzo.
Ma con la Prima guerra mondiale il nome della città, allargatasi con nuove quotizzazioni e a cui il filantropo Giovanni Thaulero nel 1905 aveva regalato la ricostruita chiesa di S. Filomena, l’illuminazione pubblica, il Grand Hotel San Michele e molte altre opere, iniziò ad essere indigesto. A chi aveva combattuto contro gli austriaci, Rosburgo evocava ostilità e cattivi ricordi: quel nome, troppo asburgico, andava cambiato.
A questa decisione si arrivò negli anni del Fascismo, quando la cittadina, da tempo più popolosa di Montepagano, si era affermata decisamente come stazione balneare, calamitando l’attenzione di personalità importanti del tempo, da Badoglio al filosofo Giovanni Gentile, che qui amavano trascorrere le vacanze estive, non disdegnando di frequentare i vasti saloni del Club Rosburghese. Sembra sia stato Benito Mussolini in persona a indicare il nuovo nome scartando i vari Roseto Adriatica, Roseto sul Mare, Roseto d’Italia, Montepagano Spiaggia, Porto di Montepagano e Montepagano Marittima. E così fu Roseto degli Abruzzi il nome consacrato nel regio decreto del 20 febbraio 1927 con il quale, peraltro, Montepagano, che già due anni prima aveva visto scendere a valle l’antica sede comunale, diventava frazione della città nata dalla sua costola.
«E Rosburgo…non è più Rosburgo» ricorderà nel 1929 con vena delicatamente malinconica la scrittrice napoletana Beatrice Testa nel libro L’Abruzzo nel mio cuore, a suggellare un amore che altri dopo di lei avrebbero condiviso. E saranno attori famosi come Vittorio De Sica, di cui si ricorda ancora l’assidua presenza ai tavoli da giuoco del Circolo Audax nel 1935, grandi nomi del teatro e della musica, illustri germanisti come Bonaventura Tecchi, famosi giornalisti, saggisti e romanzieri. Un elenco arricchitosi fino ai nostri giorni nel quale ritroviamo, con l’ormai rosetano d’adozione Renato De Carmine, il regista Tonino Valeri e l’attore Carlo Delle Piane, anche l’affascinante Margaret Mazzantini, che fa occhieggiare la Roseto delle sue vacanze tra le pagine de Il Catino di zinco, romanzo di grande successo uscito nel 1994, curiosamente lo stesso anno nel quale Enzo Siciliano pubblica presso Rizzoli Mia madre amava il mare. E il bellissimo arenile bianco striato di ombrelloni, rievocato con accenti di sincera commozione da Siciliano ricordando i fanciulleschi giorni trascorsi al mare con la madre, era quello di Roseto…
Questa guida su Roseto degli Abruzzi è gentilmente concessa da Tesori d'Abruzzo, rivista trimestrale dedicata all'Abruzzo. |
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