Montepagano

Piccolo mondo antico

Montepagano, l’antica sede comunale assisa in collina, è gheriglio d’anima, grembo di memorie e luogo in cui storia, leggende ed arte si abbracciano

Secondo Cristoforo Scannella, il “cieco di Forlì” autore di una Cronica cinquecentesca, furono i bellicosi saraceni, «ovvero Pagani», a fondare Montepagano, con i suoi 286 metri di altitudine a dominio non solo della valle del Vomano ma anche di buona parte del litorale. A ricordarne la presunta origine orientale rimarrebbero sia la denominazione del paese che un significativo toponimo, il Pozzo dei saraceni, di cui si fa menzione nel settecentesco catasto onciario. In realtà Montepagano è un composto di monte (mons) e del nome personale Pagano, derivante da pagus, abitante o oriundo del pago, cioè del villaggio.

E può anche darsi che il Pagano, come ipotizzò nell’800 il canonico Niccola Palma, considerato tra i più autorevoli storici del Teramano, fosse il nipote e successore di Pietro Ardingo, il quale aveva sottratto al vescovo aprutino il borgo. Certo è che il suo territorio, ridefinito ed ampliato in età napoleonica includendo Cologna, fu abitato in epoca romana e poi coinvolto nella Guerra Gotica, come testimonia il cosiddetto elmo ostrogoto di Montepagano, in bronzo dorato del VI secolo, rinvenuto nel 1897 nell’ambito di un “ripostiglio” ed oggi conservato presso il Museum fur Deutsche Geschichte di Berlino.

Sfogliando le dense pagine della sua storia, apprendiamo come Montem Paganum, che nel 1137 ospitò addirittura l’imperatore Lotario III, sin dagli inizi del XII secolo rientrasse tra i possedimenti del potente abate di S. Giovanni in Venere e poi, nei primi del ‘400, tra quelli degli Acquaviva, i quali, pur tra alterne vicende, ne furono lungamente signori. Al borgo, che tuttora conserva l’impostazione a fuso, anticamente si accedeva attraverso due porte, la settentrionale Porta da Borea e la orientale Porta da Pié, ancora esistenti e recanti tracce delle fortificazioni tre e quattrocentesche, cui si aggiunsero col tempo la meridionale Porta S. Caterina o del Sole e quella del Belvedere. Delle ventotto chiese anticamente presenti, tra le quali S. Anna e S. Pietro menzionate in documenti rispettivamente del 1204 e del 1324, oggi se ne contano appena tre.

La principale è la parrocchiale della SS. Annunziata, costruita a cavallo tra il XVI e il XVII secolo, con nuda facciata, finestrone centrale, un grande portale in pietra e sormontata da una voluminosa cupola di quasi dodici metri. Nell’interno, a croce latina, lo sguardo viene attratto inevitabilmente dal ricco altare maggiore barocco, in legno dorato e dipinto. Sulla predella dell’altare, da sinistra a destra, sono raffigurati Sant’Antonio da Padova, S. Luigi dei Francesi, S. Luisa de Marillac e S. Antonio da Paola, mentre le statue presentano singolarmente i Profeti in abbigliamento moresco, che richiamano alla mente la leggenda sull’origine orientale di Montepagano. Davvero bella, per quanto alta appena 72 centimetri, è la croce professionale astile di argento dorato datata 1500, opera di Bonomio Pago e del cesellatore Pietro Santi da Teramo, come la è la trecentesca Annunziazione lignea del Maestro di Offida.

Tra le opere d’arte meritano di essere menzionate alcune tele seicentesche di fattura locale, il pulpito in noce, l’organo del XVII secolo e, nella sacrestia, un delizioso armadio intarsiato costruito da M. Colang. Martiis da Morro nel 17Sempre nella sacrestia è la famosa lapide che ricorda la nascita di Roseto. Vicino a questa sorge la chiesa ottocentesca di S. Maria della Misericordia, detta anche di S. Anna in ricordo di quella medievale, mentre extramuraria è la chiesa di S. Rocco, costruita nel 1527 in tempore pestis. C’è poi un oratorio di cui si ha notizia nel Seicento, quello dedicato a S. Liberatore, considerato il salvatore del paese. Vuole infatti una tradizione, peraltro assai simile a quella su S. Leone a Silvi, che Montepagano fosse assaltata dai turchi. I quali avrebbero avuto sicuramente la meglio se una luce abbagliante sprigionatasi improvvisamente dall’immagine del Santo non li avesse spinti a disordinata fuga, col fermo proposito di non tornare mai più. Altrettanto fantasiosa è la storia relativa all’imponente campanile su base quadrata e con struttura terminale a ottagono, con cuspide sormontata da croce, considerato “fratello” di quelli presenti a Teramo, Campli e Atri.

Oggi il campanile svetta solitario con i suoi 40 metri nelle adiacenze di piazza del Comune, ma fino al 1876 era parte integrante della trecentesca chiesa di S. Antimo, patrono dell’abitato. A volerlo, per reggere la campana che donò, pare sia stato papa Sisto V tenendo fede ad una promessa fatta quando era un semplice frate minore. Venuto a Montepagano come quaresimalista, l’ancora Felice Peretti non udendo i rintocchi della piccola campana venne chiamato dal sacrestano, preoccupato dalla sua assenza in una chiesa ormai gremita. Fu allora che il frate si impegnò a costruire una bella torre dotandola di una grossa campana, ma solo – egli specificò - dopo la sua elezione a pontefice. Storie e leggende che magari raccontavano tra loro, credendoci, le donne intente a lavare i panni sotto la volta a cielo di carrozza dell’Accolle, la deliziosa fonte ottocentesca di recente recuperata ed inserita nei “camminamenti” pedonali che da Roseto portano a Montepagano, piccolo mondo antico ma capitale indiscussa di vini eccellenti, siano essi Montepulciano e Trebbiano oppure Moscato, Chardonnay e Passerina, prodotto tipico di questa area ottenuto da uve bianche, particolarmente adatte all’invecchiamento.

Questa guida su Montepagano è gentilmente concessa da Tesori d'Abruzzo, rivista trimestrale dedicata all'Abruzzo.