Vacanze a Roseto degli Abruzzi

Vivace città commerciale e stazione balneare assai frequentata, bella con la sua ampia spiaggia, il piccolo ma attrezzato porto turistico gestito dal Circolo Nautico Vallonchini e il nuovo lungomare centrale ombreggiato da palme e pini, Roseto si distende nella fascia di piano compresa tra il torrente Borsacchio a nord e il fiume Vomano a sud, secondo uno schema a scacchiera assai ricorrente nei centri di moderna formazione.

La presenza, lungo il tratto urbano della nazionale adriatica, di alcune sontuose residenze della grande proprietà locale, come la cruciforme villa Savini del 1893, elegantissima con la facciata principale ornata di elementi architettonici in pietra bianca di Manoppello, o il compatto palazzo Filippone-Thaulero, concepito secondo criteri monumentali, stanno ad indicare almeno due cose. In primo luogo la originaria caratterizzazione del territorio, con la pratica dell'agricoltura continuativa che si impone negli anni trenta dell'Ottocento sostituendo il pascolo e la coltivazione del riso, protrattasi sino all'inoltrato 700.

E, in secondo luogo, le direttive dello sviluppo urbano, che da strada e ferrovia arriverà a lambire le retrostanti colline, ai piedi delle quali insiste, compresso nel fìtto reticolo di strade parallele e ortogonali, un tessuto urbano più modesto, erede per l'appunto dell'espansione otto e novecentesca.

Fu una decisione presa il 30 luglio 1857 da sette sacerdoti riuniti nell'aula capitolare della chiesa Ricettizia di Montepagano, l'antico paese attestato sulla collina a sinistra del fiume Vomano e albe contribuito al suo decollo turistico. «Primeggia fra tutte le spiagge limitrofe per sontuosità di edifizi» scriverà Gustavo Strafforello nell'opera La Patria, pubblicata dall'Utet nel 1899; ed identiche espressioni più tardi, nel 1903, utilizzerà per Rosburgo, dove in quell'anno si contano tre locande, Enrico Abbate nella sua celebre Guida deW Abruzzo.

Ma con la Prima guerra mondiale il nome della città, allargatasi con nuove quotizzazioni e a cui il filantropo Giovanni Thaulero nel 1905 aveva regalato la ricostruita chiesa di S. Filomena, Filluminazione pubblica, il Grand Hotel San Michele e molte altre opere, iniziò ad essere indigesto. A chi aveva combattuto contro gli austriaci, Rosburgo evocava ostilità e cattivi ricordi: quel nome, troppo asburgico, andava cambiato.

A questa decisione si arrivò negli anni del Fascismo, quando la cittadina, da tempo più popolosa di Montepagano, si era affermata decisamente come stazione balneare, calanutando l'attenzione di personalità importanti del tempo, da Badoglio al filosofo Giovanni Gentile, che qui amavano trascorrere le vacanze estive, non disdegnando di frequentare i vasti saloni del Club Rosburghese.

Sembra sia stato Benito Mussolini in persona a indicare il nuovo nome scartando i vari Roseto Adriatica, Roseto sul Mare, Roseto d'Italia, Montepagano Spiaggia, Porto di Montepagano e Montepagano Marittima.

E così fu Roseto degli Abruzzi il nome consacrato nel regio decreto del 20 febbraio 1927 con il quale, peraltro, Montepagano, che già due anni prima aveva visto scendere a valle l'antica sede comunale, diventava frazione della città nata dalla sua costola. «E Rosburgo... non è più Rosburgo» ricorderà nel 1929 con vena delicatamente malinconica la scrittrice napoletana Beatrice Testa nel libro L'Abruzzo nel mio cuore, a suggellare un amore che altri dopo di lei avrebbero condiviso.

E saranno attori famosi come Vittorio De Sica, di cui si ricorda ancora l'assidua presenza ai tavoli da giucco del Circolo Audax nel 1935, grandi nomi del teatro e della musica, illustri germanisti come Bonaventura Tecchi, famosi giornalisti, saggisti e romanzieri.

Un elenco arricchitesi fino ai nostri giorni nel quale ritroviamo, con l'ormai rosetano d'adozione Renato De Carmine, il regista Tonino Valeri e l'attore Carlo Delle Piane, anche l'affascinante Margaret Mazzantini, che fa occhieggiare la Roseto delle sue vacanze tra le pagine de II Catino di zinco, romanzo di grande successo uscito nel 1994, curiosamente lo stesso anno nel quale Enzo Siciliano pubblica presso Rizzoli Mia madre amava il mare.

E il bellissimo arenile bianco striato di ombrelloni, rievocato con accenti di sincera commozione da Siciliano ricordando i fanciulleschi giorni trascorsi al mare con la madre, era quello di Roseto...