Sant’Omero

Chiesa di Santa Maria a Vico

di Enrico Di Carlo

In un territorio con scarsa vocazione turistica, anche la piccola chiesa di Santa Maria a Vico, definita dall’attento Ignazio Carlo Gavini «l’unico monumento d’Abruzzo anteriore al Mille giunto a noi quasi completo», se ne sta raccolta nella campagna santomerese, immersa in un silenzio antico, spezzato solo dalla presenza di qualche curioso turista e dalle frequenti celebrazioni di riti nuziali che, in quel tempio e in quel luogo, trovano uno scenario di rara suggestione.

Una solitaria segnaletica turistica, posta lungo la Provinciale 259, in corrispondenza del bivio per Sant’Omero, consente di raggiungere il monumento percorrendo una strada, solo di recente asfaltata, fiancheggiata da alcune eleganti ville. Il primo documento che menziona la chiesa con il titolo di Plebs S. Mariae in Vico è una bolla di papa Anastasio IV, datata 27 novembre 1153, accordata al vescovo di Teramo, Guido. La chiesa, che nel tempo ha subito crolli, restauri e spoliazioni, attualmente si presenta con interno a tre navate, terminante con una sola abside, ampia quanto la navata mediana, e con arcate su piloni cilindrici sormontati da semplici capitelli. A proposito della ‘scomparsa’ di alcuni frammenti è da segnalare la documentazione fotografica che Marcello Sgattoni pubblicò, nel 1981, in una collana editoriale, oggi oggetto di culto per bibliofili, diretta da Giuseppe Di Domenicantonio.

Le immagini testimoniano la presenza di elementi decorativi scomparsi dopo il crollo del febbraio 1970. All’interno rimangono affreschi che un decennio fa Francesco Aceto, realisticamente, definì «ridotti purtroppo a delle larve evanescenti», ed oggi rimasti tali. Raffigurano, sul lato destro, una Madonna in trono col Bambino, e forse un Cristo in trono; mentre sul lato opposto si riconoscono una Annunciazione e un’altra Madonna in trono con il Bambino. Nel sottarco dell’ultimo valico a sinistra, si notano i resti superstiti di un Cristo benedicente a mezzo busto entro un clipeo e un San Giovanni Evangelista. La facciata trecentesca è abbellita da decorazioni di mattoni a spina di pesce e, in particolare, dalla decorazione del portale, con l’archivolto ornato con rilievi scolpiti “a negativo”.

Le figure rappresentano l’agnello con la croce, e i simboli degli evangelisti Marco (il leone alato), Luca (il bue alato) e Giovanni (l’aquila). Per tornare all’interno, murata nella navata destra si trova un’iscrizione d’età traianea, nota come decreto dei cultori di Ercole. Assai singolarmente il decreto dispone che «i cultori di Ercole, per i meriti di Claudia Edonia e in memoria del di lei figlio, Tiberio Claudio Imerio, dietro solenne giuramento, si obbligano tutti quanti insieme di celebrare per sempre ogni anno, addì otto febbraio, con un banchetto nel tempio di Ercole, il giorno natalizio di Tiberio Claudio Imerio.

Qualora poi si fosse cessato di far ciò, i detti cultori di Ercole e i loro discendenti avrebbero dovuto pagare un’ammenda di duecento sesterzi annui ai cultori delle immagini dell’Imperatore Cesare Nerva Traiano Augusto Germanico, che sono scritti nel titolo marmoreo, e che si trovano a Vico Strumentario, o Stramenticio». Oggi, la rievocazione del banchetto è affidata all’Associazione “Cultori di Ercole”, in occasione del quale vengono consegnati premi a personaggi che si sono distinti in ambito culturale. L’associazione, sorta con l’intento di promuovere la cultura e la valorizzazione della zona, è anche impegnata nel recupero del vecchio casolare adiacente alla chiesa, che dovrebbe diventare sede dell’Istituto di ricerca dell’arte romanica in Abruzzo.

Un tempo di proprietà della famiglia Cerulli, la casa colonica, qualche anno fa, venne acquistata dal sodalizio per 250 milioni di lire (il Comune di Sant’Omero è comodatario per un periodo di venti anni), cinquanta dei quali sono stati utilizzati per la ristrutturazione di ambienti annessi all’abitazione medesima. Scopo dell’Istituto sarà quello di contribuire alla conoscenza, allo studio e alla valorizzazione dell’arte romanica abruzzese, anche grazie alla collaborazione prevista tra istituzioni, enti culturali e accademie abruzzesi.

Questa guida su Sant’Omero è gentilmente concessa da Tesori d'Abruzzo, rivista trimestrale dedicata all'Abruzzo.