Silvi

Contro il mare cattivo, terremoti e saraceni

Riti affascinanti tra devozione e leggenda. Il fuoco del “Cencialone”, la reliquia di S. Leone e la Vergine Assunta tra i flutti del mare rievocano tempi lontani, offrono protezione e nutrono la speranza sul futuro.

La festa più antica ed importante di Silvi, peraltro non poco suggestiva, è senza dubbio "Lu Cencialone", in cui storia e leggenda costituiscono un intreccio inestricabile. Secondo la tradizione, nel luglio del 1566 un giovane e coraggioso marinaio locale di nome Leone, riuscì a liberare il paese dall'assedio dei feroci pirati turchi, ormai prossimi a superare le stremate difese opposte dalla popolazione, ricorrendo ad uno stratagemma semplice ma nel contempo efficace.

Salì infatti sul punto più alto dei bastioni recando un grosso fascio di paglia accesa: la vivissima fiamma accecò i sanguinari assalitori che trovarono conveniente fuggire facendo gridare al miracolo i silvaroli.

Il culto di S. Leone martire avrebbe in effetti soppiantato, verso la fine del XVI secolo, quello più antico tributato localmente a S. Salvatore ma non per il presunto mira colo, che peraltro sembra avere non poche analogie con la leggenda di S. Liberatore a Montepagano di Roseto degli Abruzzi, quanto per la presenza di popolazioni slave originarie di Dulcigno attestate nel territorio sin dalla seconda metà del Quattrocento.

In ogni caso l'evento, che comunque non è sprovvisto di addentellati storici, viene rievocato dai silvaroli ogni anno, nella sera dell'ultima domenica di maggio, quando si costruisce un mastodontico fascio, compresso in una cannicciata cilindrica, che può anche raggiungere la considerevole altezza di dieci metri. Si tratta appunto del Cencialone, composto con fascetti di paglia lunga usati tradizionalmente per la copertura dei covoni e dei pagliai, detti nel vernacolo locale cèncele, ma anche con tralci di vite secchi e frasche.

Cosi formato, lu Cencialone viene issato e quindi portato a spalle dai giovani più robusti del paese per trovare collocazione nella piazza vicino la cosìddetta porta da capo. Il momento centrale è costituito dall'accensione della grande torcia, chiaramente rievocatrice di quella utilizzata da San Leone, con le allegre fiamme guizzanti nell'aria accompagnate da musiche e danze, fino alla dispersione della brace.

La manifestazione, che sembra non avere eguali in Abruzzo, secondo gli studiosi di tradizioni popolari ripropone le pratiche dei riti solstiziali, diffuse con varie forme in tutta Europa. Il fuoco non solo rappresenterebbe un simbolo solare ma avrebbe anche la funzione rituale di purificare la terra dalle malattie allontanando nel contempo ogni forza malvagia.

Sempre a San Leone è collegata un'altra celebrazione legata alle violente scosse telluriche che interessarono Silvi il 17 marzo del 1843, con il crollo di alcune case coloniche, di molte stalle e di un'intera collina che scivolò a valle. Si narra che la furia devastatrice venne improvvisamente meno quando all'esterno della chiesa si espose la "mano aperta d'argento" contenente le re liquie del Santo Patrono.

Il 17 marzo, pertanto, si torna ad invocare la protezione di S. Leone su tutto il paese, con una processione guidata dal parroco il quale, giunto alla "loggia", cioè nel punto più panoramico di Silvi alta, alza in cielo la reliquia pronunziando la formula in latino "A flagello ter- remotus" cui i fedeli replicano dicendo in coro "libera nos Domine". Meno antica ma pure dotata di un suo fascino è la processione che si tiene a Silvi Marina il giorno di ferragosto, dedicata alla Vergine Assunta in Cielo.

Si tratta di una festa legata alla marineria locale, che vanta una gloriosa tradizione attestata ufficialmente sin dall'età napoleonica, con i pescatori che tributano i segni della loro devozione addobbando le imbarcazioni e accompagnando la statua della Madonna, insieme con i sacerdoti officianti, in un singolare corteo sul mare, a poca distanza dalla costa, impetrando la protezione su di loro e sulle loro famiglie contro un mare che è fonte di vita ma che, a volte, può essere terribile e senza pietà.

Questa guida su Silvi è gentilmente concessa da Tesori d'Abruzzo, rivista trimestrale dedicata all'Abruzzo.