Silvi

Il tesoro dolce e nero

Silvi vanta un primato europeo nella produzione non domestica di liquirizia. Il primo impianto sorse infatti a metà Settecento, poi altri intervennero a consolidare una tradizione plurisecolare che non è mai venuta meno. Ancora oggi il dolce “tesoro nero” di Silvi è particolarmente apprezzato in Italia e all’estero.

Ha virtù antisettiche, antispastiche e antiulcera. Depura il sangue, attenua i bruciori di stomaco, stimola le funzioni intestinali ma è anche efficace nel combattere la tosse.

Le proprietà terapeutiche della glycirizia glabra, più comunemente conosciuta come liquirizia, sono note sin dall’antichità. Ma forse non sono in molti a sapere che sull’industria della liquirizia, ancor oggi fiorente, Silvi vanta un primato addirittura europeo avendo dato vita con i Forcella, a partire dalla seconda metà del Settecento, ad uno dei primissimi impianti per lo sfruttamento industriale del dolce “tesoro nero”.

Seguendo i Forcella, il calabrese Bonaventura Di Marco impiantò un nuovo stabilimento nei pressi del fosso Gorgone, chiamato in seguito fosso Concio o Concio della liquirizia perché nel suo bacino si “acconciava”, cioè si preparava, il succo estratto da questa pianta della famiglia delle leguminose che nasce spontaneamente in terreni argillosi e sabbiosi e che alligna nelle regioni a clima temperato con siccità estiva.

Poi fu il barone Francesco Farina, originario di Chieti, a rilevare l’impianto provvedendo al suo ampliamento ed edificando a lato, col fronte sulla nazionale adriatica, un sontuoso palazzo poi passato ai De Torres. Il vero salto di qualità si ebbe però molto più tardi, nel giugno 1937, quando Angelo Barabaschi impiantò lo stabilimento della SAILA, così imponendo il prodotto abruzzese, ancora oggi particolarmente noto ed apprezzato, nei mercati nazionali ed esteri.

Questa guida su Silvi è gentilmente concessa da Tesori d'Abruzzo, rivista trimestrale dedicata all'Abruzzo.