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Silvi
La doppia anima di Silvi
Una delle capitali abruzzesi del turismo balneare. Allegra e sbarazzina la Marina, con l’arenile finissimo e le numerose strutture per una indimenticabile vacanza. Effervescenza e… saudade. Romantico e suggestivo il centro storico, un nido d’aquila a 240 metri di altitudine sospeso magicamente tra cielo e mare.
La notte di Silvi è rischiarata da un vivace tourbillon di luci multicolori, con il respiro del vicinissimo mare che s’insinua tra le vie regolari della Marina dove decine e decine di negozi, pub, ristoranti, hotel, residences segnalano come questa sia una delle stazioni balneari più vivaci e frequentate di tutto il litorale abruzzese, facendo lievitare esponenzialmente, ogni estate, i 15 mila residenti.
D’altronde la vocazione turistica di Silvi Marina data almeno dal 1883, quando Aurelio Ciampani con pionieristica e illuminata intuizione fondò, in quello che fino a un ventennio prima era ancora un modesto borgo di pescatori, il Casino dell’Armonia con annesso caffè-ristorante. Quattro anni più tardi Vincenzo Sciarra inaugurava il Club Marino, una struttura d’eccellenza destinata ad accogliere la migliore aristocrazia del tempo e addirittura uno dei più illustri figli d’Abruzzo, il geniale, inimitabile e voluttuoso Gabriele D’Annunzio.
Alcune splendide ville - come quella de Rosa oggi Sorricchio, in stile neopalladiano, o l’altra liberty dei de Rosa Pensieri - insieme con ameni giardini a palme ed agrumi e qualche pensione presero allora a puntuare lo splendido arenile favorendo l’espansione dell’abitato che già nel 1897, grazie anche alla posizione strategica e sotto la spinta di una vivace crescita demografica, aveva superato per numero di residenti lo stesso capoluogo collinare.
Nel 1913, sincronicamente alla redazione di una sorta di piano regolatore, si iniziò anche a costruire il lungomare, sicché negli anni Trenta del ‘900 la Marina di Silvi, come allora si chiamava, era ormai una civettuola località balneare capace di attrarre “bagnanti” anche di fuori regione offrendo ogni confort. Divenuta, con lo “scivolamento a valle nel 1931, anche sede comunale, Silvi Marina iniziò quindi a reclamare un proprio edificio di culto, i cui lavori, avviati nel 1938, sarebbero stati terminati un quindicennio dopo, con l’inaugurazione nel 1953 dell’attuale S. Maria Assunta, una chiesa in stile romanico e con accostamenti moderni impreziosita da alcune opere di padre Giovanni Lerario.
Se Silvi Marina è modernità, brio ed effervescenza, con la lunga spiaggia disseminata di barche dai colori vivi e bagnata dall’acqua trasparente, come nella canzone “La fila degli oleandri” interpretata da Gianni Bella al Festival di Sanremo del 1991 su testi scritti dal grande Mogol pensando proprio a questa cittadina da lui tanto amata, l’atmosfera di Silvi alta, che con i suoi 240 metri sul livello del mare troneggia tutta la fascia di piano offrendo una delle più belle vedute sul medio Adriatico, è intrisa di una segreta e romantica alchimia molto simile alla saudade portoghese.
L’antico borgo, stretto a pugno come tutti i centri sommitali interessati dal fenomeno dell’incastellamento medievale, poggia su un robusto contrafforte in muratura ad archi che, visto dal sottostante litorale, ricorda la prua di una nave. Entro quel che rimane della cinta muraria difensiva e del sopravvissuto mastio chiamato localmente Castel Belfiore, con tutta probabilità risalente al XVI secolo, si dipanano gli stretti vicoli e i passaggi voltati del nucleo più antico dove il tempo sembra scorrere lento sfiorando con tocco leggero gli architravi lignei e le deliziose mensolette delle sopravvissute case settecentesche, tra le quali spicca il palazzetto in laterizio posto sul centrale corso Umberto in angolo con il vicolo Fuschi.
Principale emergenza architettonica del centro storico, segnalata dalla torre campanaria settecentesca, è la matrice di San Salvatore, risalente al XIV secolo ma con facciata moderna in laterizio collocata al fianco destro dell’impianto originario. La chiesa, ad unica navata e con tetto a capanna, conserva ancora l’interessante portale trecentesco, murato, con capitelli decorati e figure. Nell’interno, oltre ad un barocco busto reliquiario in legno dipinto di S. Leone insieme con una tela settecentesca raffigurante l’Istituzione dell’Eucarestia, pochi altri sopravvissuti elementi rimandano all’età medievale: due acquasantiere ricavate da altrettanti capitelli risalenti al XIII-XIV secolo ed un coevo affresco della Madonna. Pure al XIV secolo, e più esattamente al 1326, è databile la chiesa di S. Stefano ubicata nella frazione omonima, restaurata e modificata in seguito.
Questa guida su Silvi è gentilmente concessa da Tesori d'Abruzzo, rivista trimestrale dedicata all'Abruzzo.
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