Santuario della Madonna delle Grazie

Santuario della Madonna delle Grazie

Ricostruita integralmente tra il 1893 ed il 1900 sul perimetro delie vecchie mura, su progetto architettonico del prof. Cesare AAariani, l'attuale Chiesa della Madonna delle Grazie di Teramo è di pianta rettangolare con l'abside dietro la cappella maggiore a tre finestre ad occhialoni, con la cupola a calotta semisferica e tre cappelle per ogni lato. E' preceduta da! portico a tre ingressi. Semicolonne corinzie sormontate da pilastrini scanalati sostengono le arcate che dividono l'unica navata in tre volte a crociera. Sotto la cupola nel centro vi è l'altare a confessione di quattro archi dove il baldacchino ottagonale custodisce la statua lignea della miracolosa Madonna delle Grazie.

Secondo la non documentata tradizione si tratta di un dono di S. Giacomo della Marca al popolo ed alla città di Teramo i quali, spiritualmente trasformati dalla sua ardente parola, avevano chiesto a Papa Eugenio IV nel 1446, o forse qualche anno prima, di avere in Teramo i Minori osservanti, vigili custodi dello spirito del Serafico Padre S. Francesco. La scultura è certamente contemporanea al rinnovamento se non totale rifacimento operato dagli Osservanti tra il 1465 ed il 1475 tanto della Cappella di Sant'Angelo delle Donne quanto dell'omonimo Monastero già delle Monache Benedettine, che allora acquistarono fisionomia nuova e divennero definitivamente la Chiesa ed il Convento della Madonna delle Grazie, la cui particolare devozione iniziata, nel Basso Medioevo, si veniva diffondendo qua e là in quegli anni.

La scultura è indubbiamente uno dei capolavori artistici di Teramo sia che si debba, secondo quanto afferma un abate del Settecento ad un artista di Frattoli, sia che la sua paternità si attribuisca a Silvestre dell'Aquila come da poco più di cinquant'anni si è preso a sostenere con Vincenzo Balzano, sia che infine essa risalga a qualcuno degli scolari delia bottega di Silvestre, più probabilmente a Sebastiano di Cola da Casentine, come ritiene la più recente critica delle arti figurative. Comunque sia. si tratta sempre d'arte squisita di superiore plasticità e di perizia sopraffina. La veste a fiorami della Madonna, il manto d'oro lucentissimo che la ricopre sono ben delineati e si intonano mobilmente con il gruppo ligneo della Madonna e del Bambino. Questo ha il corpo pieno, fiorente, perfetto di salute e di vigore. Adagiato in grembo alia Madre avvicina la destra alla bocca mentre tiene la sinistra sull'addome, ride ed agita le gambucce, la destra poggiata sulla sinistra. La Mamma sta seduta. La fronte spaziosa, il viso lungo, gli zigomi salienti, il mento sporgente caratterizzano il tipo di donna proprio di quest'arte che pone ben in risalto i particolari anatomo-fìsiologici non solo ma che serba uguale scrupolo di determinatezza e di precisione « ad unguem » anche nel rendere ciò che per sé è inanimato e che così sembra anch'esso partecipare alla vita: come la veste, il manto ed i nastri dei capelli così anche la base della scultura è lievemente lavorata con un ornato a volute di tralci e di fogliame così sottile da sembrare un ricamo.

Altri lavori d'arte non vi sono nell'attuale tempio delle Grazie anche se è pregevole la decorazione pittorica a buon fresco eseguita dallo stesso Mariani ispirandosi ai grandi maestri umbri e toscani del Rinascimento. Alla Vergine delle Grazie rendono onore gli Angeli ed i Santi secondo il concetto ispiratore offerto dal titolo stesso del Santuario, per cui alla scultura antica fanno corona non solo le pitture contemporanee ma lo stesso non felice complesso architettonico. La volta della cupola rappresenta il cielo sovrastante la statua miracolosa della Madonna. Quattro gruppi di Angeli cantano le lodi di Maria accompagnati da un'orchestra di altri Angeli seduti. Nelle nicchie circolari dei quattro pennacchi abbiamo Mosé ed i tre Profeti David, Isaia, Geremia che della Vergine avevano predetto e profetizzato. Nel catino dell'abside troviamo Gesù che candidamente vestito siede sopra un fondo costellato sorreggendo la croce e, con lo sguardo, a un tempo maestoso e mesto, si rivolge pieno di bontà verso i fedeli che varcano la soglia del tempio.

Alle pareti laterali sotto la cupola abbiamo due grandi quadri ad arazzo con ricco bordo ornato, che rappresentano la nascita e la morte del Divin Figlio di Maria. E come i soggetti che intendono esprimere, le due scene fanno contrasto tra di loro sia per l'intonazione, sia per l'espressione. Nel primo, a sinistra di chi entra, la gloria della nascita del Cristo è resa in una serena scena pastorale. Dal lato opposto invece il dolore per la mcrte di Gesù è tradotto nell'ambiente di fosca luce proprio d'una sera temporalesca che copre ed avvolge il seppellimento della preziosa salma. Il vecchio con la grande barba bianca dell'arazzo della Natività riproduce le sembianze del pittore, lo stesso Mariani, che vi si è autoritrattato. Infine in alto nelle due crociere dell'unica navata sono dipinte a mezzo busto le figure dei santi che per un verso o per l'altro sono legati alla città od al Santuario: rispettivamente cioè nella prima crociera il B. Tommaso di Abruzzo, S. Giacomo della Marca ed il B. Cherubino da Civitella del Tronto e nella seconda crociera S. Berardo, S. Michele Arcangelo cui era stata dedicata la cappella di Sant'Angelo delle Donne primo nucleo dell'attuale Chiesa, S. Benedetto e S. Francesco d'Assisi.

Alle pareti delle sei cappelle laterali abbiamo tappeti dipinti ad arazzo o quadri di artisti abruzzesi. Da segnalare tra essi « II martirio di Santa Lucia » del Della Monica e soprattutto « Le tre Marie » del Celommi. Il ricostruito tempio fu consacrato, in uno con l'Altare maggiore dedicato alla Vergine delle Grazie nel giorno stesso della sua inaugurazione (il 27 settembre 1900) dall'Arcivescovo di Lanciano mons. Della Cioppa, ccn grande concorso di gente. Altra consacrazione aveva avuta l'omonima prima chiesa delle Grazie circa quattro secoli avanti e precisamente il 1. marzo 1524, un martedì di Quaresima, ad opera del vescovo aprutino del tempo, Mons. Francesco Chierigatti, nobile vicentino. Anno più, anno meno era allora trascorso mezzo secolo dalla trasformazione della vecchia cappella di Sant'Angelo delle Donne in tempio di S. Maria delle Grazie. E solo poco più di due anni da quando, nel novembre 1521, !a Vergine aveva liberato Teramo dall'assedio delle soldatesche del Duca Andrea Matteo d'Acquaviva apparendo sulle mura della Città risplendente e vestita di bianco con lo sguardo volto alla Chiesa a Lei dedicata; e provocando con la Sua apparizione tale terrore negli assedianti da spingerli a precipitosa fuga dopo aver tolto bruscamente e miracolosamente l'assedio.

Un successivo rimaneggiamento dell'architettura della Chiesa, della sua decorazione, si ebbe nella seconda metà del secolo XVII come si leggeva sulla facciata prima dell'ultima demolizione, dove era inciso a grandi numeri romani l'anno 1687. Rimaneggiamento in chiave dì barocco, allora imperante, con statue lignee di santi di nessun valore, con altari laterali anche di legno di non considerevole pregio, con pitture comunissime e senza alcun rilievo di cui c'è solo qualche superstite traccia nel piccolo Museo annesso al Tempio, che si ricostituirà dopo i lavori di ripristino del vecchio chiostro. Allora si provvide anche a portare a termine l'erezione del campanile tuttora esistente, il quale mostra chiaramente la differenza di stile tra la base costruita nel secolo XV o nei primi decenni del successivo e la parte superiore di stile barocco tirate su verso la fine del secolo XVII. Nello stesso Museo si trovano alcuni avanzi dei capitelli di stile bizantino-lombardo che decoravano le cappelle delle Benedettine. Su uno di essi di lato appare scolpito in un secondo momento il monogramma di Cristo giè disegnato da San Bernardino e diffuso dappertutto da lui, da S. Giacomo della Marca e da S. Giovanni da Capestrano. Vi si conservano pure le porte antiche della chiesa quelle cioè della navata maggiore costruita forse nel seicento e l'altra della navata laterale, a fiorami, di epoca anteriore.

Il pezzo più importante del Museo è una più che pregevole pittura ad affresco ora assai deperita e molto rovinata, collocata prima del rifacimento barocco sulla prima cappella a destra. Costituisce l'unico esempio in Teramo di affresco murale della scucia di Carlo Crivelli. La pittura ha tre scomparti. In mezzo vi è la Vergine con il Bambino, copia fedelissima di quella del polittico che sulla fine del Quattrocento fu eseguito dal Crivelli per la Chiesa di San Pietro Martire di Ascoli Piceno. A destra c'è un vescovo, San Lodovico da Tolosa ed a sinistra una suora. Santa Chiara la quale ha per me'"à la persona avviluppata dalle fiamme. Se della vecchia Chiesa, non è purtroppo rimasto niente in piedi, l'antico Monastero è conservato integralmente quasi e mostra i segni delle successive trasformazioni. Un certo interesse artistico hanno ancora il vecchio Chiostro e la cosìddetta Sala Capitolare. Come appare a prima vista la loro architettura mostra commisti gh elementi propri dello stile di Montecassino e quelli della fine del Quattrocento quando i Minori Osservinti vi fecero eseguire modificazioni e nuove costruzioni in stile di transizione prevalentemente gotico.

E' in corso il ripristino del Chiostro (vedi fotografìa) a cura della Soprintendenza artistica dell'Aquila, che permetterà d'individuare la esatta fisionomia dei varii elementi architettonici e chiarirà se i Frati ricostruirono totalmente o meno i locali del vecchio Monastero delle Benedettine. Per formare un degno ambiente alla messa in luce degli elementi architettonici del Convento quattrocentesco si è provveduto ne'l'ultimo decennio da parte dei Frati Minori che officiano il Tempio delle grazie a dotare il Santuario d'un modernissimo organo polifonico;

a costruire ex-novo un capace funzionale conventino avendo l'animo di conservare al vecchio storico Convento, ora occupato dalle forze di Polizia, la superstite linea del secolo XV che ancora è possibile rintracciare; ed infine ad erigere neìl'orto-giardino conventuale un monumento a S. Francesco che guardò paternamente amorevole la città di Teramo oltre porta Madonna un cui si da in uno con il detto monumento e con il campanile una visione parziale del nuovo conventino).